XYLON : Working Process La Lavorazione Del Legno Ai Tempi Del “Covid-19”

intervista per Xylon

  • Come avete reagito a questa emergenza?:

“Innanzitutto impegnandoci ad analizzare le conseguenze negative che la nostra società avrebbe dovuto affrontare basandoci sulle notizie fornite dai media e dagli esperti virologi, epidemiologi eccetera… il risultato di questo nostro sforzo purtroppo è stato quello di essere caduti nella più profonda incertezza. Ognuno esprimeva opinioni diverse se non addirittura opposte a quelle dell’altro. Ci si trovava ad ascoltare affermazioni del tipo: “siamo pronti!, non sarà altro che una influenza un po’ più forte”, rilasciate all’inizio del problema fino al “non conosciamo nulla di questo nuovo virus, chiudiamo tutto”.
A questo punto abbiamo deciso di farci una nostra idea su quanto stava accadendo, pensando a salvaguardare i valori più importanti e vitali per la nostra azienda. Sembrerà un luogo troppo comune ma per prima cosa abbiamo messo al sicuro il patrimonio umano rappresentato da tutti i nostri dipendenti, adottando tutte le procedure ed i protocolli più sicuri per la loro salute. Infatti è grazie a loro e alla loro elevata preparazione tecnica che la nostra società oggi si trova a essere riconosciuta dai più importanti gruppi mondiali produttori di infissi in legno quale fornitore ideale e affidabile di linee e centri di lavoro ad altissima tecnologia. Subito dopo abbiamo valutato il nostro stato di salute sia sotto il profilo finanziario che economico, con particolare attenzione ai flussi di cassa e al portafoglio commesse già acquisite e in corso di acquisizione. Il risultato ci ha molto confortato. Abbiamo quindi ripianificato la produzione, tenendo conto delle sospensioni di attività imposte dalle autorità, definendo i recuperi possibili al momento della riapertura dell’attività con l’obiettivo di poter giungere al rispetto delle date di consegna delle linee e dei centri di lavoro”.

  • Che cosa, a vostro avviso sta cambiando o cambierà in modo radicale?:

“Sicuramente sta cambiando il modo di gestire le relazioni interpersonali, sia nella vita privata che in quella lavorativa. I due contesti, oltre a essere modificati ed organizzati secondo le regole di sicurezza sanitaria imposte dalle autorità preposte, subiranno un ben più grave impatto negativo a livello psicologico, soprattutto a causa della martellante, tendenziosa e il più delle volte malinformata azione dei media. Le persone più anziane, più semplici, meno istruite, che rappresentano la maggioranza della popolazione italiana, saranno quelle più colpite. Gli imprenditori, dal canto loro, dovranno giungere a una attenta riorganizzazione aziendale mirata soprattutto alla realizzazione di un ambiente di lavoro che sia percepito dai dipendenti, dai clienti, dai fornitori, dai collaboratori e da tutti coloro che hanno rapporti con l’azienda stessa (i così detti “stakeholders”) come fortemente rassicurante, tutelante e sotto controllo. Tutto questo sarà evidentemente più facile per le imprese già bene organizzate e moderne che potranno ancora di più spingersi nell’adozione di soluzioni lavorative fortemente innovative, utilizzando le più aggiornate soluzioni informatiche e le procedure di produzione più efficienti ed efficaci sia sotto il profilo della tutela delle risorse umane che della resa produttiva.
Il tutto evidentemente richiederà un impegno finanziario non indifferente. Purtroppo le imprese più deboli e marginali (non poche oggi in Italia) si troveranno in difficoltà.
Guardando la situazione da un punto di vista positivo, si giungerà a una situazione che produrrà una popolazione di imprenditori più preparati e pronti per poter competere nei vari mercati in ogni parte del mondo.
Una volta finito il periodo di allarme sociale, che temiamo si potrà protrarre per più di un anno e anche dopo la scoperta di un vaccino, tutto ciò che sarà stato fatto, adottato, realizzato dalle imprese non andrà perso, anzi sarà mantenuto in quanto “motore” di una più moderna organizzazione aziendale.  
La vita privata temiamo che tarderà a normalizzarsi certamente per il negativo impatto psicologico a seguito delle elevate tensioni maturate durante la pandemia, ma soprattutto per la paura di dover incappare in altre future e sconosciute pandemie frutto della compromessa situazione ecologica del nostro Pianeta”.

  • Che cosa le autorità e tutti noi dovremmo fare?

“In sintesi una cosa molto semplice: le autorità dovrebbero prendere le giuste decisioni e noi le dovremmo rispettare! Perché ciò accada occorre però che si verifichino alcune situazioni, innanzitutto la conoscenza profonda dei problemi che si devono risolvere a cui si dovrà aggiungere una elevata e completa competenza specifica acquisita sul campo da parte di chi dovrà assumere le decisioni e definire le regole da far rispettare (in altre parole le leggi, i decreti, le ordinanze e così via). Le persone normalmente sono ben disposte a rispettare i provvedimenti e le conseguenti azioni che ritengono giuste e logiche. Mal tollerano le cose assurde, incomprensibili, gestite da una burocrazia oppressiva e maldisposta verso di loro. Occorre quindi che le autorità siano autorevoli e che l’apparato statale sia a disposizione dei cittadini che pagano per il suo mantenimento. Occorre che lavorino allo snellimento delle procedure e che ripongano più fiducia in chi crea lavoro e profitto; elementi fondamentali per ottenere diffuso benessere a tutti i livelli sociali. Occorre che le funzioni dello stato (legislativa, esecutiva, giurisdizionale) siano ricoperte da persone preparate, competenti, meritevoli, autorevoli e capaci.
Occorre che le autorità pensino di porre in essere provvedimenti che producano positiva efficacia nel breve, medio e lungo periodo. Occorre che gli stessi provvedimenti siano formulati in modo semplice, chiaro e preciso.

In tal modo si potrà affrontare ogni tipo di problema, dalle pandemie ai terremoti, dalle crisi economiche a quelle finanziarie per giungere anche alla rifondazione di una Europa basata su principi giusti ed egualitari: monetari, fiscali, finanziari, giurisdizionali, militari, umanitari… (che utopia vero?)”.

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